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Cara maestra, caro prof.

 

E' passato un bel pò di tempo, eppure quei nomi, 'maestra', 'maestro', 'prof.' hanno mantenuto una potenza evocativa straordinaria: un solo vocabolo ci riporta alla memoria i volti, le voci, gli episodi e, soprattutto, in un bilancio forse tardivo, gli insegnamenti.

Pochi anni fa, seduta su una vecchia poltrona dentro un mercatino di oggetti usati ho intravisto una signora: aveva ancora la treccia avvolta intorno allo chignon ed era assorta nella lettura. Teneva il libro fra le mani appoggiate in grembo e, vista così, sembrava un antico ritratto.  La mia prima maestra, la Lina Ricci, quella che mi aveva accolta in classe il mio primissimo giorno di scuola, la rappresentazione fisica del passaggio dalla dolcezza e comprensione delle maestre dell'asilo (allora era ancora 'l'asilo) alla severità della maestra di scuola, si era 'rimpicciolita' alla mia misura: da bambina la ricordavo altissima, ma adesso non la era più; adesso era una signora che mi parlava condividendo quei ricordi di una classe intera di bambini che aveva tanto 'sgridato' quanto amato. Ricordava me e i miei compagni, scremando dalla moltitudine di bambini che aveva conosciuto durante la sua carriera, i nostri caratteri, le difficoltà, le qualità, persino i nomi.

Ed io ho capito quanta dedizione e quanto affanno possa esserle costato insegnarci a scrivere correttamente fra un'ortografia orfana di mutine e di doppie e la nostra controvoglia, a contare, a leggere; sapeva benissimo che richiamarci o scrivere note sul diario sarebbe servito soltanto a prendere un attimo di pausa dalle nostre esuberanti manifestazioni, ma perseverava, tutto l'anno. E tutti gli anni.



Poi, alla fine del ciclo scolastico si scioglievano i nodi e la maestra si trasformava in una  commossa figura familiare che ci salutava abbracciandoci. I prof. in soddisfatti tutori consapevoli di averci aiutato ad attraversare le nostre adolescenze e, al momento del diploma, in amici ai quali, ormai, davamo del 'tu'.

Li ricordiamo tutti senza più l'ombra di conflitti, riconoscendo quanto ci hanno dato e ci accorgiamo che non abbiamo mai detto 'grazie'. Grazie per averci accompagnati, per averci pazientemente istruiti, per averci trasmesso la passione, per averci insegnato il dubbio.

Un giorno dopo l'altro, un anno dopo l'altro per dieci, venti, trent'anni. 

Grazie per essere stati capaci di mantenere la pazienza e la stessa intatta carica di entusiasmo fino alla pensione, grazie per averci sempre ricordati, grazie a chi a malincuore ha salutato la classe per essere trasferito e grazie a chi, invece, avrebbe voluto restare.


Valeria Benettini


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