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Non dimenticar...( che t'han voluto tanto bene)   La dimenticanza , balsamo del cuore, condanna, sollievo, abilità...Poche cose come la dimenticanza e il ricordo sono così totalmente ambivalenti. Ebbene, nonostante l'allettante prospettiva no. Non dimentichiamo. ( foto da:  La Repubblica  04/08/2021 Dimenticare è comodo. in fondo, ce lo insegnano da sempre: dimentica, perdona, non pensarci più, chi ha avuto, ha avuto...'scurdammoce 'o passato' e  quelle cose li. A volte può anche funzionare, si tratta di fare un bilancio tra il più e il meno e vedere dove pende la bilancia. In questo caso, no. Non perché si debbano coltivare e tenere al caldo i pensieri di vendetta, ma per una ragione ben più importante:         sulla dimenticanza non si ricostruirà niente. Non si rimetteranno le basi della società, non si ripartirà.             Perché sotto le ceneri della dimenticanza, del perdono generalizzato resteranno le...
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A che punto è la botte...   (illustrazione da: 'Il Torinese', web) Ovvero: conservate almeno la lanterna Secondo Diogene, il filosofo greco dell'antichità, la libertà era imprescindibile dalla povertà: soltanto liberandosi dai bisogni e dalle necessità si può essere liberi, perché bisogni e necessità significano dipendenza. Quindi, per estrema coerenza Diogene scelse di vivere in una botte, senza niente, senza nemmeno una ciotola per mangiare.  (mi viene in mente il famoso slogan 'Non avrete nulla, e sarete felici'. Dalla piega delle cose, tempo che ci sia la possibilità di poterlo verificare, in futuro). Ma non è questo il tema a cui stavo pensando. Il vero soggetto dei miei pensieri, qui, è la lanterna. Diogene non ha nulla, ma ha una lanterna: vuole vedere. (Immagine dal web) Di questi tempi le botti sono tutte vuote, per non dire della nottata e giornata di oggi, la festa di capodanno, che emblematicamente termina ed inizia il ciclo dell'ubriacatura annuale ...
La società muta Ovvero: la parola che non parla La parola parla.  Lo affermo lasciando il tempo verbale al presente, soltanto in virtù della speranza che sia ancora così, ma consapevole che purtroppo così non è. Almeno, per quasi tutti. Il vocabolo 'parola' è nato nel Medioevo, come modificazione di 'Parabola', cioè racconto, allegoria. Prima di questo, la parola, in latino classico, era il Verbum, il Verbo, quello che poi si è caricato di significato col cristianesimo, quella parola fatta carne  che si trova nel Vangelo. Il legame tra la parola e il Verbo , però, non si è mai spezzato. Perché la parola è ancora legata, nella sua essenza, al sacro.  Quelli della mia generazione, o delle generazioni precedenti, lo sanno molto bene: siamo quelli che dicono ancora 'Ti do la mia parola', oppure 'Ti credo sulla parola'.  Ma la società di oggi no, non lo sa: la parola è diventata vuota, non parla, non dice: suona. La parola si utilizza per mettere insieme nozi...
A me gli occhi...Please! (A me il corpo...Please) Ovvero: il gioco delle suggestioni Nel 1835, mentre l'Europa era flagellata da ondate epidemiche di varia natura, usciva un trattato medico molto interessante, nel quale il Dr. Hecker analizzava un'epidemia dalle caratteristiche assai strane: questa epidemia venne definita 'Danzimania'. Si trattava di una malattia che si manifestava con un'improvvisa smania di ballare, di scatenarsi selvaggiamente per ore e persino per giorni, fino ad accasciarsi al suolo, sfiniti.  Questo morbo era apparso per la prima volta in Germania nel XIV secolo e si era manifestato per primo su una contadina, la quale improvvisamente aveva preso a ballare, sorda ai richiami del marito, ed aveva continuato così per sei giorni, nonostante i suoi piedi sanguinassero, in una specie di trance.  Lo spettacolo della folle danza aveva attirato i curiosi i quali, come per effetto di un fulmineo contagio, avevano iniziato a ballare anche loro, così che...
Buuu...Buuuu... TETTE! Dice l'amico Max: "Se vuoi che ti leggano, scrivi sulle Tette!" (e che non manchi una fotografia!) Eccovi accontentati: c'è tutto, tette e foto. Tuttotette. Tette, zinne, pere, meloni, bombe, davanzali, minne, parapetti, ognuno le chiami come vuole. Certo, parlarne qui è pericoloso: ci sono donne che si offendono perché, dicono, 'tu oggettivizzi un intero essere, fatto non solo di tette, ma anche di cervello, di pensiero. Un essere molto più profondo e significativo di un particolare...'Non siamo mica solo tette!...'Oltre le gambe c'è di più!' E certo, chi dice il contrario, ma Ma: sono la prima caratteristica evidente che fa di una donna una donna. Senza ipocrisia, così. Fondamentalmente le tette sono una bella forma, una parte piacevole del corpo femminile: siamo donne, e quella è la prima caratteristica che mostriamo: normalmente sono le tette che arrivano per prime, prima della panza, prima anche della punta dei piedi, o ...
 Ingenui e liberti Ovvero: libero, chi? Mi sono sempre sentita dare dell'ingenua. E la sono. Essere ingenua, per me, è motivo di orgoglio perché significa semplicemente che ho mantenuto la capacità di vedere le cose con occhi privi di pregiudizio.  Vivere dentro questa specie di 'realismo magico' è consolatorio, direi persino necessario, almeno per la mia sopravvivenza. Questo spiega in parte il motivo per il quale mi sono così caparbiamente intestardita a voler preservare non soltanto la mia capacità ma anche la mia volontà di interpretare le cose e le persone secondo quel punto di vista che le pone innanzitutto dentro la dimensione della positività: si, ci sarà anche del torto, del negativo, ma quello che conta è il buono, che non manca mai. (Il buono che non manca mai, davvero non manca mai?) Quindi, piuttosto che valutare la parte manchevole della serpe, il veleno, io resto a guardare la bellezza delle squame; se tocco una rosa, evito sempre le spine, se mi si dice una ...