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Follia? No, normalità.

 E' un periodo storico straordinario. 

Di quelli che si leggeranno nei libri di storia. Un cambio di paradigma che coinvolge tutte le strutture della società e del pensiero, fino a quelle più essenziali della logica.

Che opportunità, per chi ha voglia di pensare, poter vivere da dentro i meccanismi che ci trasformano fin nelle idee.  

Credo che molti si siano domandati cosa sia questo incantesimo che ci ha trascinati in questa distopia: come è possibile che d'improvviso siano saltati i punti cardinali della logica, della scienza e del diritto con la generale accondiscendenza dei più, a prescindere dalla preparazione, dalla cultura, dalla sensibilità, dalle idee. 

E come è avvenuto che da amici e conoscenti, in accordo o disaccordo su temi di varia natura, ci siamo trasformati in 'nemici' pericolosi. 

Credo di non essere l'unica ad aver dedicato tempo e pensieri alla risoluzione dell'enigma. Ma una risposta l'ho trovata, finalmente: in una intervista rilasciata a Chris Martenson sul canale 'Peak Prosperity' lo scorso 3 Dicembre 2021. Mattias Desmet ci ha parlato del suo lavoro che mette in relazione gli eventi contemporanei con gli eventi del passato che hanno portato alla 'Formazione delle Masse'  (o Psicosi di Massa). Attraverso la sua analisi il Prof. Desmet ci illustra le tappe e i meccanismi atraverso i quali è stato possibile raggiungere lo stato attuale delle cose e ci fornisce una guida per affrontarlo e migliorarlo.

Dal momento che si tratta di una intervista in lingua inglese, ho pensato di fornirvi qui un piccolo riassunto. 

Per chi desidera, l'intervista è reperibile a questo link:

'The monster that devours its own children'. Intervista a Mattias Desmet

Mattias Desmet è Professore di Psicologia Clinica all'Università di Ghent (Belgio), è autore di numerose pubblicazioni e di un volume prossimamente in uscita.

Già nel Febbraio 2020 il Prof. Desmet scriveva un documento in cui sottolineava come la paura del virus potesse essere più pericolosa del virus stesso: 'Dall'inizio ho analizzato le statistiche ed ho avuto subito l'impressione che l'incidenza del virus fosse sovrastimata. Quando ho analizzato le percentuali dei contagi e dei casi fatali, anche consultando i modelli dell'Imperial College di Londra basati sui casi di Coronavirus nel mondo e in Europa, le statistiche e i modelli matematici, ho avuto subito l'impressione che la pericolosità del virus fosse sovrastimata e, secondo me, per la fine di Maggio 2020 la mia convinzione è stata provata al di là di ogni dubbio. Per esempio, i modelli matematici dell'Imperial College predicevano che in un paese come la Svezia sarebbero morte 80.000 persone (la Svezia è considerata come un modello eccezionale, dal momento che non ha applicato le strategie del lockdown e affini); di fatto la Svezia ha avuto 6.000 decessi. ..Nel momento in cui è stato chiaro che le previsioni iniziali avevano sopravvalutato la mortalità del virus ci si aspettava che la narrativa sul coronavirus, basata su modelli scientifici che si sono rivelati sbagliati, sarebbe stata modificata. Ma questo non è avvenuto: la narrativa è continuata seguendo gli stessi modelli e le misure di contrasto al virus, così come le reazioni al virus, sono rimaste le stesse in tutti i paesi del mondo.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato notare che, in un modo o nell'altro, tutta l'attenzione della popolazione, della società, si focalizzava soltanto su una cosa: il pericolo del virus e le vittime del virus. Sembrava che tutto il resto non esistesse più. Per esempio, dall'inizio della crisi le Nazioni Unite e altre grandi istituzioni ci hanno avvisati che il numero delle persone che stavano morendo di fame come conseguenza della strategia del lockdown poteva essere molto maggiore del numero delle vittime del Covid. Dunque, da un lato abbiamo il pericolo del virus, dall'altra il pericolo delle strategie anti-coronavirus e apparentemente i né i governi né la popolazione è stata in grado di considerarle entrambe. 

Quando si cerca di curare una malattia la prima cosa che si considera è evitare che il rimedio diventi peggiore della malattia, ma questo non è successo. In un modo o nell'altro l'attenzione della gente era così focalizzata e limitata a quello specifico e circoscritto aspetto, da impedire loro di vedere gli altri aspetti della realtà.

A seguito di queste constatazioni mi sono reso conto che il nocciolo del problema non era biologico, ma psicologico. Da allora ho iniziato a cercare di capire cosa fosse successo alla  nostra società e le mie riflessioni mi hanno portato a capire che quello che stava succedendo era la realizzazione del 'processo di fromazione della massa', come viene definito in Psicologia Sociale. Avendo trattato l'argomento durante le mie lezioni negli anni precedenti, mi sono reso conto di quanto sia difficile come individuo riuscire a tenersi fuori da questo processo ed osservarlo a distanza senza farsi coinvolgere. 

Nell' Agosto 2020 il Prof. desmet ha  scritto un articolo su questo argomento delineando le condizioni specifiche necessarie perché esso si verifichi:

La prima condizione, fondamentale, è che le persone si trovino in una situazione di mancanza di legame sociale' ('lack of social bond') una mancaza del senso della 'connessione' con gli altri, che si verifica anche nonostante siamo circondati dagli altri: si tratta dell'impossibilità di connettersi emotivamente con il prossimo. Questo problema era già fortemente presente nella società anche negli anni precedenti la crisi del Coronavirus: in Inghilterra si era cercato di rimediare nominando un 'Ministro della Solitudine' (nel 2018, verifica al link. Loneliness Minister U.K.) che si occupasse dei problemi derivanti da questa condizione; negli Stati Uniti il Governo aveva menzionato una 'epidemia della solitudine': più del 50% delle persone dichiarava di non avere relazioni significative,  che le uniche relazioni che avevano con gli altri avvenivano attraverso internet e che soltanto nello spazio virtuale confidavano i loro problemi ed i loro sentimenti. Questo enorme problema si è ingigantito negli ultimi dieci anni.

La seconda condizione è la 'mancanza di senso', conseguente alla prima. Se le persone si sentono disconnesse e non hanno legami sociali facilmente percepiranno la loro vita e il loro lavoro come privi di senso: gli esseri umani sono esseri sociali, se mancano di socialità perdono il senso e il significato della vita. Nel suo libro 'Bullshit Jobs' (2018) David Graeber ha illustrato come il 40% delle persone percepiscano il loro lavoro come inutile e privo di senso. Secondo il Gallup Poll, nel mondo soltanto il 13% della popolazione ritiene che il proprio lavoro abbia un senso, mentre il 63% lo ritiene privo di senso.

La terza condizione è che ci siano alti livelli di paura ed ansietà fra la popolazione ('free floating anxiety). Questo tipo di paura non si connette a nessuna rappresentazione, non si tratta della paura che riconosciamo in presenza di un oggetto, connessa ad una rappresentazione psicologica e quindi risolvibile e controllabile. Una paura non psicologicamente connessa ad una rappresentazione è una fonte di angoscia per la quale ci sentiamo completamente abbandonati e privi di aiuto e dalla quale non si può fuggire. Questa condizione era già presente da molto tempo prima del Coronavirus: 1 persona su 5 è stata diagnosticata con disturbi di ansia, il 20% della popolazione ha ricevuto una diagnosi di 'disturbi di ansia'. In un paese come il Belgio, che ha una popolazione di 11 milioni di persone, ogni anno vengono utilizzate 300 milioni di dosi di antidepressivi. La motivazione che sta alla base di questo aumento dei disturbi d'ansia è la divisione e l'allontanamento del 'simbolico' dal 'reale', la mancanza di corrispondenza tra la nostra immagine mentale del mondo e il mondo che viviamo.

La quarta condizione è che persista un sentimento di aggressività e frustrazione, condizione che è conseguente alle prime tre e del tutto simile alla terza, laddove non esiste un oggetto contro cui dirigere l'aggressività o sfogare la frustrazione.

In questa situazione, le persone iniziano a cercare un oggetto, una rappresentazione psicologica contro la quale dirigere la loro ansietà, la loro aggressività e la loro frustrazione.

Se in presenza di queste condizioni si fornisce alla società, attraverso i mass media, una narrativa che individua un oggetto di ansietà indicando allo stesso tempo una strategia per combatterlo, allora si verifica una cosa molto precisa: tutta questa paura si connette all'oggetto indicato e trova le persone estremamente propense ad applicare la strategia risolutiva indicata dalla narrativa. Allo stesso tempo ci si sentirà più capaci di controllare la fonte della paura. A questo punto, proprio perché moltissime persone partecipano e collaborano al controllo della paura e dell'oggetto della paura, emergerà un nuovo tipo di legame sociale, un nuovo tipo di solidarietà che riporterà un senso di connessione con gli altri.


 

Ascoltando la narrativa del Coronavirus, ci rendiamo conto che essa è fondata sulla solidarietà: devi partecipare, devi accettare il vaccino, devi rispettare la distanza di sicurezza, perché se non lo fai non dimostri solidarietà. Questo è il vero motivo per il quale le persone aderiscono alla narrativa, non perché ci credano, ma proprio perché questa narrativa porta ad un nuovo legame sociale. In più, un altro vantaggio di questo meccanismo è che tutta la aggressività e frustrazione possono essere indirizzate verso un oggetto, questo oggetto sono quelle persone che, per diversi motivi, non vogliono partecipare a questo processo di 'adeguamento' e formazione della massa.

Questo processo si è verificato più volte nella storia. Prendiamo il processo di formazione della massa nella Russia comunista o quello che si è verificato nella Germania nazista, la popolazione si trovava sotto le stesse quattro condizioni: emerse così un nuovo tipo di solidarietà, mentre tutta l'aggressività e la frustrazione venivano incanalate e dirette verso le persone che non partecipavano o che non potevano partecipare alla formazione della massa.

Nello stesso tempo le persone passano da uno stato mentale negativo ad uno stato mentale positivo nel quale la vita torna ad avere un senso nella lotta contro questo comune oggetto della paura. Questo senso di sollievo  porta ad una specie di 'intossicazione mentale' che spinge a continuare a credere nella narrativa, per quanto assurda. 

Anche le misure di contrasto alla pandemia che sono state adottate, come le mascherine, il distanziamento sociale, la vaccinazione, funzionano per una parte della popolazione, probabilmente il 30% (il 50% si accoda semplicemente alla massa, mentre il 10 o 20% non segue la narrazione) per la quale più le misure sono assurde, più funzioneranno, più essi saranno inclini a sostenerle. 

Queste misure funzionano come rituali, ed i rituali non devono avere valore pragmatico e devono richiedere il sacrificio dell'individuo: partecipando al rituale l'individuo dimostra che la collettività è più importante del singolo. Per questo motivo, per una grande parte della popolazione non fa differenza che le misure intraprese siano o meno assurde. Chi invece non partecipa al processo di formazione della massa non riesce a capire cosa stia succedendo, né perché gli altri non vedano quanto sia assurdo e persino pericoloso.



 

La mascherina si è presto trasformata in accessorio, adattandosi alla moda. Questo rende più facile indurci a dimenticare che si tratta di un presidio medico di emergenza che, come tale, è destinato ad essere dismesso. 

Un simbolo dell'emergenza che diventa normalità.



L'effetto ipnotico della narrativa porta le persone ad essere completamente assorbite, sia cognitivamente che emotivamente, da quella parte della realtà su cui l'ipnosi si focalizza. Per questo motivo esse non sembrano rendersi conto dei danni collaterali causati dalle misure: sanno che esistono danni collaterali, ma questi non hanno impatto cognitivo ed emotivo poiché non raccolgono nessuna energia psichica. E' stato così che la morte per Covid di un settantottenne con comorbidità è diventata una tragedia, mentre non ha avuto eco il suicidio di un ventottenne caduto in depressione a seguito del lockdown. 

Il processo di formazione della massa è simile al procedimento ipnotico e le persone trascinate in questo processo non sono consapevoli della loro posizione di svantaggio: tutto può essere loro sottratto, la ricchezza, la salute, il futuro, la libertà, essi non se ne renderanno conto. La forza del processo di formazione della massa è paragonabile alla forza del procedimento ipnotico, che permette persino di effettuare interventi chirurgici sul corpo di un soggetto ipnotizzato. 

 Il Prof. Desmet prosegue mettendo in relazione questo processo di formazione della massa con il pericolo dell'instaurazione di un regime totalitario. Per quanto molti possano non essere d'accordo, questo pericolo viene sempre più spesso citato: non si tratta però, nel caso di questa analisi, di porre l'attenzione sulle azioni dei governi, bensì sulla reazione della popolazione; si tratta di rendersi conto che i nostri pensieri costituiscono il vero e proprio nutrimento per l'instaurazione del totalitarismo e, di conseguenza, di rendersi disponibili ad analizzare con il maggiorte distacco possibile i nostri pensieri e le nostre reazioni. Si tratta di impegnarsi per sfuggire alla narrativa.  

Quando gli storici videro quello che si era verificato nella Germania nazista, si resero conto di non aver mai visto qualcosa di simile negli anni precedenti: la formazione di uno stato totalitario ha caratteristiche completamente diverse da quelle di una dittatura. In una dittatura il popolo ha paura della figura del dittatore per il potere che incarna, mentre un regime totalitario inizia proprio con questo processo di formazione della massa, che afferra le persone in un angolo della loro coscienza e le trascina dentro una narrativa coinvolgendole fin nella loro sfera privata.

Non tutti, però, sono suscettibili di essere trascinati nella narrativa. Di solito soltanto il 30% della popolazione è veramente completamente coinvolto in questo processo, e questa suscettibilità non è assolutamente correlata con il grado di sensibilità o di cultura: anche le persone più intelligenti ed istruite possono diventare cieche ed insensibili alle argomentazioni razionali; le masse diventano sensibili soltanto a immagini forti, alla reiterazione dello stesso messaggio e alla presentazione di grafici e statistiche.

Ma come si torna indietro da questo stato ipnotico? 

Gustave Le Bon ha scritto un libro molto importante su questo argomento, 'La Psicologia delle Masse', in cui afferma che tentare di risvegliare coloro che sono coinvolti in questo processo porta sicuramente ad un fallimento. Cionondimeno è estremamente importante che i non coinvolti continuino a parlare perché sarà grazie a questo che l'ipnosi di massa diventerà meno profonda. Gustave Le Bon ha portato a questo proposito, diversi esempi in cui proprio queste persone, insistendo nel loro tentativo di risveglio, hanno impedito alla massa di commettere atrocità. Le masse hanno la tendenza a compiere atrocità, e lo fanno dopo essere state convinte di compiere un gesto sacro, e che questo sia il loro dovere per il bene della collettività.

'Le masse non sono mai state assetate di verità. Rifiutano le evidenze che non si adattano ai loro gusti, preferiscono deificare l'errore, se l'errore le seduce. Chiunque possa fornir loro illusioni diventa facilmente il loro padrone; chiunque provi a distruggere le loro illusioni diviene la loro vittima.

Gustave Le Bon


Nella storia, quando le voci contrarie sono state soppresse, lo stato totalitario ha iniziato a commettere atrocità: è successo nel 1930 nell'Unione Sovietica, e intorno al 1935 nella Germania nazista. In quel momento l'opposizione era stata completamente silenziata . Nell'Unione Sovietica Stalin iniziò proprio in quel momento ad uccidere non importa chi, compresi il 50% degli appartenenti al suo stesso partito.

Hannah Arendt ha scritto un libro importantissimo su questo argomento, dal titolo 'Le origini del totalitarismo' nel quale afferma che nel momento in cui l'opposizione viene eliminata dagli spazi pubblici lo stato totalitario diventa un 'mostro che divora i suoi stessi figli'.



Perché questo si sta verificando apparentemente soltanto in Occidente?

I governanti sembrano voler trasformare le nostre società democratiche in società tecnocratiche: la maggior parte della gente è convinta che questa sia l'unica soluzione per affrontare i problemi che stiamo affrontando in questo tempo. I nostri governanti sono sicuri che a livello ideologico questa sia l'unica soluzione possibile per affrontare i problemi del cambiamento climatico, dell'emergenza sanitaria e simili, sebbene non tutti credano davvero nella narrativa. 

Da un punto di vista scientifico, però, questa idea di poter controllare tutto è assurda: tutti sappiamo che sistemi dinamici complessi sono impredittibili (Edward Lawrence, 'Unpredictibility of Complex Dynamic Systems'). Per questo motivo possiamo affermare che quello che è stato iniziato non potrà che terminare con la propria auto distruzione. Questo è esattamente quanto Hannah Arendt e Gustave Le Bon hanno descritto nei loro lavori: il totalitarismo distrugge sé stesso, sempre. 

Per questo motivo non sarà compito di chi non aderisce alla narrativa distruggere il sistema, al contrario, la resistenza non violenta è essenziale da parte di chi non accetta la narrativa, perché una reazione violenta sarà sempre strumentalizzata per incanalare l'aggressività delle masse coinvolte nella narrativa. 

Ma ci vorrà tempo. Per questo è necessario, per chi non segue la narrativa, costruire una struttura parallela che gli permetta di sopravvivere indipendentemente dal sistema. Quindi, per chi resiste, il primo passo da fare è riconoscere la narrativa e le sue caratteristiche, il secondo stabilire connessioni per resistere: la formazione delle masse emerge nelle società disconnesse, la società deve essere atomizzata (H. Arendt), isolata, priva di legami sociali. Ma nel momento in cui la massa è formata il problema dell'isolamento sociale peggiora: come afferma Hannah Arendt, in uno stato totalitario è permesso un solo tipo di legame, quello tra l'individuo e lo Stato, ma non quello tra individuo e individuo. Per questo motivo è così fondamentale che si creino legami, connessioni .

Naturalmente dire la verità opponendosi alla narrativa ci espone a rischi e condanne, ma anche chi si adegua è esposto agli stessi rischi, senza rendersene conto. E' ancora più importante, dunque, che chi non è travolto parli anche per chi lo è, e che sia disponibile ad ascoltare e accogliere chi vorrà 'tornare indietro' alla realtà. L'uso del linguaggio e la capacità di stabilire connessioni tra gli individui attraverso il linguaggio è quello che caratterizza l'essere umano: attraverso l'uso del linguaggio dobbiamo dunque farci modello di umanità, continuando a parlare, mostrando rispetto verso gli altri, lasciando ad ognuno il diritto di avere la propria opinione, e persino il diritto di entrare in un fenomeno di massa. 

Continuiamo a ripetere senza stancarci, che ci sono persone che pensano diversamente, con la massima onestà e il massimo rispetto. Questo è il solo modo per impedire il totalitarismo e la distruzione.. Certamente non sarà facile, né breve, i tempi a venire saranno molto duri, ma sono ottimista. 

Questa crisi deriva dalla nostra visione meccanicistica e materialistica dell'uomo nel mondo. Ma dobbiamo capire che l'uomo non è una macchina biologica e che lo stesso sistema dell'universo non è un sistema meccanico, è un sistema cosciente e che reagisce alla nostra coscienza. Questa sarà la vera rivoluzione che avremo: la vecchia visione dell'uomo nel mondo verrà sostituita da una diversa visione. Saremo partecipi di una evoluzione epocale, dolorosa quanto importante. 

( In uscita a Gennaio il libro di Mattias Desmet, 'The psychology of totalitarianism'.)

Naturalmente si può essre d'accordo o no con l'analisi del Prof. Desmet. Inutile dire che personalmente mi pare di aver letto una disamina perfetta di ciò che ci sta accadendo.

Terminare la lettura pensando 'Sono d'accordo' o 'Non sono d'accordo' , comunque, è già un inconsapevole passo avanti rispetto all'eventuale pensiero 'Ha torto'/'Ha ragione' - 'E' sbagliato' / 'E' giusto'. Quindi, se vi capita di pensare che non siete d'accordo, immaginatevi già un passetto avanti verso il risveglio.



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