Passa ai contenuti principali

La mezza pizza e il Mercante di Venezia

 Ovvero il significato delle parole

(Ma prima dedichiamo un pò di attenzione alla musicalità di tutte queste zeta nella frase del titolo)

Per parlare del significato delle parole non basta qualche riga in un blog. Ci sono linguisti, filologi, fonologi, sociologi impegnati da sempre sull'argomento. E poi, più recentemente, mass mediologi, psicologi, antropologi.
Ancora più anticamente gli scrittori, come quel genio di William Shakespeare, che intorno al significato delle parole ha centrato i suoi capolavori. Come 'Il Mercante di Venezia', che c'entra poco con la pizza, ma c'entra senz'altro qualcosa con la mezza pizza. 
Qualche giorno fa a mia figlia ingolosita è stato offerto un baratto: metà della sua pizza in cambio di un piatto di patatine fritte. La risposta non ha avuto bisogno di esitazione: naturalmente mezza pizza non si cede, in nessun caso. 
Declinata l'offerta, però, l'abbiamo invitata ad una riflessione: cosa significa 'mezza pizza'?
L'idea immediata è che si tratti di una pizza tagliata a metà in corrispondenza del suo diametro. Ma guardiamo un pò più in là nel significato della parola: 'mezza' può significare anche metà del peso della pizza senza considerare le parti che lo compongono: la crosta, la mozzarella, la base. Quindi asportare metà del peso della pizza può significare togliere soltanto la mozzarella, o soltanto la crosta, o soltanto la base. In questo caso cederne la metà potrebbe diventare addirittura vantaggioso per chi non ama la mozzarella, per esempio.

Tornando al Mercante di Venezia, vediamo come la storia si connette con il significato delle parole.
Nella commedia, il ricco mercante Antonio deve saldare un prestito avuto dall'usuraio Shylock, ma i suoi commerci falliscono e quando egli dichiara di non poter restituire il denaro ricevuto Shylock lo porta davanti al Tribunale del Doge, chiedendo che il suo credito gli venga saldato con una libbra di carne che egli stesso preleverà dal corpo di Antonio. 
Antonio viene condannato dal giudice al pagamento del suo debito, ma l'avvocato interviene: la pena non potrà che essere eseguita, ma con precisione: soltanto una libbra, né un'oncia di meno, né un'oncia di più potrà essere prelevata dal corpo di Antonio; e soltanto una libbra di carne, ma nemmeno una goccia di sangue, pena la condanna dello stesso Shylock.
E' così che la conoscenza del significato delle parole ha salvato Antonio.

Naturalmente non sarebbe 'sano' trascorrere il nostro tempo speculando sul significato delle parole che ascoltiamo e che diciamo. E', però, sicuramente importante sapere che le parole hanno uno spessore che va ben al di là di quello che attribuiamo loro nel nostro uso quotidiano.
Le parole sono cose vive, ricche, profonde, sono il primo strumento del pensiero e dell'espressione e coltivarle è il primo mezzo per comprendere, interpretare, immaginare e leggere il mondo.
Le parole appartengono ad un universo multidimensionale verso il quale i grandi autori ci aprono le porte. 
E non si tratta di una possibilità offerta soltanto agli adulti, ma di una potenzialità che va allenata, già da bambini, i quali troveranno meravigliose le fiabe di Oscar Wilde, dove si uniscono il significato, la poesia e la bellezza della composizione, a discapito dei brevi testi moderni che spesso vengono loro offerti. 

Le parole hanno trasformato una pizza bidimensionale in una pizza multidimensionale, hanno salvato la vita di Antonio, e la bambina golosa.

Valeria Benettini

Commenti

Post popolari in questo blog

La Resistenza dell'Umanità

Generalmente la parola 'Resistenza' si scrive con l'iniziale maiuscola quando è riferita a quel preciso momento storico che ben conosciamo.   Quella Resistenza, però, non è l'unica resistenza che merita la maiuscola, anzi, in realtà, sarebbero molte le resistenze che la meritano. Sto parlando di tutte quelle resistenze che esercitiamo continuamente e sempre più spesso: chi non ha mai provato a resistere ai perché senza risposta, alle nefaste tentazioni di ribellarsi alle assurdità, all'istinto della vendetta? Piccole resistenze silenziose. Ecco, fra queste discrete resistenze ce n'è una più grande di tutte: la Resistenza dell'Umanità. Cosa significa Resistenza dell'Umanità?  Non è una novità per nessuno, che viviamo in una società che mette in primo piano il 'valore' del 'successo' personale, il quale si fonda sul profitto e si manifesta nell'ostentazione. Avere anziché essere, (dove 'avere' equivale ad 'apparire'ed ...

La silenziosa umanità

Il filtro del silenzio  Non mi piace stare in mezzo a tanta gente e non mi piace quel brusio di sottofondo, il rumore dei passi, dei motori, quel rumore di fondo, grigio. Mi sento come se mi soffocasse, come se coprisse tutto con una coltre spessa. Cammino con la musica negli orecchi, sempre, quando passeggio, quando giro in città, quando faccio la spesa. Lo so che sembro la perfetta asociale, e forse la sono anche, eppure mentre cammino così, come sollevata, perché il rumore dei miei tacchi sull'asfalto non lo sento, spesso mi ritrovo a pensare che mi piace l'umanità; la amo, questa umanità. Sarà perché ci metto un filtro, non sento più le parole, il cialeme confuso, vedo solo i volti, gli occhi. Allora vedo quel ragazzo che conosco, che adesso non è più tanto ragazzo, che cammina dentro quel suo corpo ingigantito: quando era un ragazzino e andava a scuola veniva da me perché lo aiutassi a studiare, io avevo solo forse un paio d'anni più di lui, però ero brava in inglese e...
A me gli occhi...Please! (A me il corpo...Please) Ovvero: il gioco delle suggestioni Nel 1835, mentre l'Europa era flagellata da ondate epidemiche di varia natura, usciva un trattato medico molto interessante, nel quale il Dr. Hecker analizzava un'epidemia dalle caratteristiche assai strane: questa epidemia venne definita 'Danzimania'. Si trattava di una malattia che si manifestava con un'improvvisa smania di ballare, di scatenarsi selvaggiamente per ore e persino per giorni, fino ad accasciarsi al suolo, sfiniti.  Questo morbo era apparso per la prima volta in Germania nel XIV secolo e si era manifestato per primo su una contadina, la quale improvvisamente aveva preso a ballare, sorda ai richiami del marito, ed aveva continuato così per sei giorni, nonostante i suoi piedi sanguinassero, in una specie di trance.  Lo spettacolo della folle danza aveva attirato i curiosi i quali, come per effetto di un fulmineo contagio, avevano iniziato a ballare anche loro, così che...