Se parliamo di 'paese dei balocchi' pensiamo subito ad una analogia diffusa: Italia.
Ebbene, dimentichiamola per una volta e pensiamo al paese dei balocchi, quello vero, che Collodi ha descritto nel suo 'Pinocchio': pensateci bene, non vi capita di vedere analogie con certi contesti attuali? Davvero non vi vengono in mente certi luoghi a tutt'altro adibiti, popolati di improbabili clown o Pimpe cartonate? Musica, atmosfera festosa, giochi, allettanti inviti, offerte di omaggi golosi o premi-medaglia: tutto perfettamente allestito come una festa perpetua.
Proprio questi spettacolari contesti mi hanno riportato alla mente Pinocchio, un libro da sempre grandemente sottovalutato: se lo si legge con attenzione si possono trovare al suo interno un gran numero di spunti da approfondire. Uno di questi è proprio l'episodio del paese dei balocchi.
Chi accompagna Pinocchio in questa avventura è un ragazzo di nome Lucignolo. Un nome come un altro per i piccoli lettori, ma senza dubbio evocativo per i lettori adulti.
Lucignolo, con aria quasi indifferente, illustra a Pinocchio il paese verso il quale è diretto, al quale soltanto i privilegiati hanno accesso, quelli che avranno diritto a salire sul carro che passerà a breve.
Pinocchio è senz'altro deciso a voler seguire il suo amico verso questo luogo meraviglioso, dove potrà campare giocando.
Durante il suo soggiorno nel paese dei balocchi diverse volte vedrà cose che lo lasceranno perplesso, ma non perderà tempo a preoccuparsi: gli sembrerà di sentire ragliare i ciuchini come bambini che piangono, li vedrà portare via, e si farà domande a cui, però, non ha tempo di cercare risposte.
Persino quando gli cresceranno le orecchie d'asino, seguirà l'amico Lucignolo persuadendosi che si tratti di una brutta malattia, e che la soluzione di coprire le orecchie con un cappello sia sufficiente.
E così, nonostante qualcuno lo avesse già messo in guardia, suggerendogli di fuggire, Pinocchio, completamente trasformato in asinello, viene venduto ad un circo, dove dovrà esibirsi come Ciuchino Pinocchio, finendo per cadere, azzopparsi, e, infine, venire rivenduto ad un artigiano, che ne utilizzerà la pelle per farne un tamburo.
Collodi ha riassunto in un unico episodio e in poche pagine, sebbene cariche di dettagli, un passaggio di crescita fondamentale, con una doppia lettura per i fanciulli e per gli adulti: in verità anche noi adulti viviamo spesso in un paese dei balocchi, e ci concentriamo su quello che ci porta più piacere e spensieratezza, evitando di pensare a quei temi, ben più importanti delle nomine al 'Grande Fratello', per i quali volentieri deleghiamo il pensiero e la soluzione a terzi.
Così, terzi pensano per noi, e decidono per noi.
Mentre noi un bel giorno ci svegliamo e ci ritroviamo con le orecchie d'asino, la coda d'asino, e ci lamentiamo perché veniamo suonati come tamburi, ragliando come asini.
(Le illustrazioni che ho riportato sono tratte da un'edizione di 'Pinocchio' della casa editrice Fabbri Editori, edita nel 1965)
Valeria Benettini
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