Che significa 'Giorno della Memoria'?
Quelli della mia età lo hanno visto nei film, o sentito nei racconti dei nonni, quello che è stato l'inferno in terra della deportazione e dell'eccidio degli ebrei.
Mentre i bambini, a scuola, lo leggono sui libri, e non capiscono.
O, meglio, in realtà, forse anche noi non abbiamo capito. Non abbiamo capito perché della storia intera conosciamo solo una parte, quella finale, quella più pesante, più evidente, dimenticando di chiederci: 'come ebbe inizio?'; 'Da cosa scaturì?'
Ebbe inizio con la propaganda: una propaganda potente che partiva dai banchi di scuola, dai testi che i ragazzi studiavano dentro una struttura che doveva formarne il pensiero,, fino a raggiungere il pubblico nei manifesti.
Fu così, con la sottile insinuazione, che si formò una convinzione.
Il progetto per l'eliminazione delle persone disabili e dei malati psichici era iniziato molto prima, ma fu solo nel 1938 che venne attuato, col favore degli eventi bellici, dopo aver convinto il popolo tedesco che i disabili fossero un costo troppo alto che pesava sulle spalle di tutti.
Nel manifesto che vedete sopra si illustra alla popolazione, che il disabile così amorevolmente assistito dalla figura in camice, costa al popolo tedesco 60.000 Marchi nell'arco della sua esistenza. 'Popolo, sono anche soldi vostri.' Così recita l'ultima frase.
Queste immagini, che adesso guardiamo con aberrazione, allora sembravano 'normali' agli occhi della gente
Due persone disabili pesano sulle spalle di un operaio che, per mantenerli per i 60 anni della loro vita pagherà 50.000 Marchi.
Nel frattempo ai bambini, nelle scuole, si affidavano compiti di matematica: 'Se uno storpio costa allo stato, per la sua assistenza ed il suo mantenimento, 50 Marchi al giorno; quanto costa allo Stato lo stesso storpio per ogni anno della sua vita? Quanto costerà allo Stato se vivrà 50 anni?
Per forgiare il pensiero dei giovani, nel 1933 il regime nazista 'ripulì' il sistema scolastico dagli insegnanti accusati di essere ebrei o politicamente inaffidabili. La maggior parte degli insegnanti, comunque, rimasero al loro posto e, nel 1936, il 97% di essi erano iscritti al partito nazista: fu la categoria da cui il partito ricevette la maggiore adesione.
Di questo giornalino furono distribuite 100.000 copie nelle scuole. (Per amore del linguaggio vorrei rimarcare il ritratto dell'ebreo: nero, grassoccio, col naso adunco; in pieno contrasto col modello tedesco alto, snello, biondo, accostato ad una volpe dal ghigno malefico e dall'intento ingannatore). ( Quel gran genio di Collodi...).
La propaganda antisemita era partita anni prima, ed ora funzionava a pieno regime: mentre agli occhi del popolo tedesco si ritraevano gli ebrei come la maggiore causa dei problemi economici della Germania, nel 1936 il governo aveva sgravato le tasse cinematografiche per i produttori che realizzassero film che esaltassero la potenza e l'unità della nazione tedesca agli occhi delle potenze straniere.
La storia dei ghetti e dei campi di concentramento è ben nota.
Ma, come fu possibile che un intero popolo potesse accettare tutto questo? Un'intera popolazione, un'intera città di amici che diventavano nemici, di persone buone che si voltavano dall'altra parte, di gente posseduta dalla paura che serrava le imposte.
Come fu possibile? Come funzionò la propaganda?
Un fattore cruciale per creare un gruppo coeso è definire chi ne sarà escluso: la propaganda nazista identificò, dunque, i gruppi degli esclusi, giustificandone il motivo dell'esclusione e incitando all'odio. Nello stesso tempo nutriva il mito della 'nazione facendo leva sul senso di unità, orgoglio e grandezza del popolo tedesco.
In seguito, si diffuse intenzionalmente la convinzione che gli ebrei fossero contagiosi: per impedire che i non ebrei entrassero nei ghetti e vedessero coi loro occhi le condizioni in cui vi si viveva, le autorità tedesche ponevano segni di quarantena alle entrate, avvertendo di un pericolo di contagio.
La convinzione che la potenza finanziaria degli ebrei indebolisse l'economia tedesca non poteva essere sufficiente per giustificare la volontà di escluderli ed annientarli. Così si trasformò un intero popolo, che si identificava in una comune fede religiosa, ma che era assolutamente tedesco, prima in un'etnia inferiore, poi pericolosa, poi in una comunità infetta e contagiosa.
Facile per noi, cento anni dopo, osservare da lontano e restare a chiederci perché.
Le persone che vissero quegli eventi furono travolte, senza avere la possibilità di sfuggire alla macchina propagandistica, e minacciate da un regime militare che puniva con la morte ogni forma di dissidenza.
Fra quelli che continuarono a 'vedere', molti tacquero, per paura. Pochi si ribellarono ed agirono, come potevano, per aiutare. Troppo pochi.
Per questo è importante la memoria, e, soprattutto, il senso della memoria: capire il 'perchè', il 'come fu possibile', perché non si ripeta.
Perché impariamo a 'vedere', a riconoscere la verità, a non 'girarci dall'altra parte'.
Perché nelle scuole non si diffondano ancora libri propagandistici, perché i nostri ragazzi nelle scuole imparino a fare domande.
Quelli in presenza...e quelli in DAD...
Valeria Benettini
Capisco che crederci sia faticoso e drammatico, ma questa è la storia.
Potete ritrovarla nell'opera di Marco Paolini di cui metto il link:
Antisemitism german book (per la descrizione del libricino propagandistico per bambini)
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