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La calma è la virtù dei forti

 

( La pazienza la virtù degli eroi)      E l’ironia rende immortali


La calma è la virtù dei forti: ognuno di noi se lo è sentito dire almeno una volta.

Nessuno dubita che sia vero. Nonostante ciò, mettere in pratica questo saggio assunto è pressoché impossibile e, quando ci riusciamo per quel minimo tempo, e sotto la più trascurabile pressione, ci sembra di aver ottenuto una vittoria ancorché degna di premio.

E se dovessimo mantenere la calma, restare pazienti e, insieme, esprimere ironia?

Impresa impossibile, direi: ma quale incredibile creatura riuscirebbe mai?

Un beato angelo del Paradiso che osserva le marachelle di un bambino? Un San Sebastiano martire trafitto dalle frecce dei peccatori per i quali, alzando gli occhi al cielo, supplica il perdono del Padre?

No, macché. Qui siamo nella sfera celestiale. Proviamo a scendere.

Un benevolo maestro che sopporta i capricci e i pretesti di un alunno birichino? Un padre che osserva il figlio che si rotola sul pavimento scalciando e urlando capricci?

Siamo scesi un po': ma ci avviciniamo ancora al sovrumano.

Mi viene in mente, per fare un paragone perfetto, il gatto. 

Avete presente un gatto, seduto, con lo sguardo da sfinge, enigmatico e immobile tranne che per una leggera vibrazione di baffi, in balia di un rivale che urla con voce di strega inarcandosi e gonfiandosi mentre prepara un micidiale attacco sferrando zampate da ogni lato. E lui, la sfinge, li, sempre fermo, socchiude gli occhi, muove la testa obliqua , lancia uno sguardo laterale fulmineo e indolente, solleva una zampa, il rivale si zittisce e se ne va, riappoggia la zampa.

In tutto questo tempo la punta della coda del gatto-sfinge si muove, formando un piccolo ricciolo a destra, e poi a sinistra, e poi a destra, e poi a sinistra. Magari è li che sta il segreto.



Ecco.

Immagino che il Prof. Frajese nasconda la sua coda.

Perché certi osceni attacchi a cui assistiamo, perseveranti oltre il parametro del buonsenso, deliranti e astiosi, non sono capricci di bambini. Né, men che meno, abbiamo angeli sulla Terra.

(Santi trafitti, forse si).


(l'immagine che vedete l'ho trovata su un social. Ringrazio chi l'ha prodotta e postata)


Valeria Benettini

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