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Giu' le mani dai bambini 

-" Ma intanto il sindaco mette il bollo ai contratti, e il curato ci dà la benedizione" -    

Ovvero, chi era Mangiafuoco?


E' uno slogan che abbiamo sentito molte volte negli ultimi anni e che, per varie ragioni, è, purtroppo, sempre più attuale.

Non voglio riferirmi alla recente decisione del CDC americano di includere la vaccinazione anti covid nel protocollo delle vaccinazioni per l'infanzia, a partire dai sei mesi di età, perché questo è semplicemente un 'ultimo atto' in un dramma senza tempo.

Ci sono infatti voci antiche che gridano con noi 'Giù le mani dai bambini': sono l'esercito di tutti quei bambini venduti, sfruttati, sacrificati e dimenticati che appartengono al passato e dei quali ormai quasi nessuno conosce l'esistenza. 
Eppure erano bambini anche quelli, e molto vicini a noi, perché erano bambini italiani, che provengono da luoghi vicini al nostro e che magari appartengono alla nostra famiglia.
 
Credo che pochi conoscano le storie dei piccoli suonatori di organo che partivano numerosi dalla Val d'Aveto, dei figurinaj lucchesi che abbandonavano le loro famiglie per guadagnarsi la vita con la loro arte in Europa, dei piccoli vetrai trattati come schiavi dopo essere stati acquistati da genitori calabresi o del casertano, con 'contratti 'bollati' dal sindaco e con la benedizione del curato'.

Queste storie, che ho ritrovato nei miei viaggi fra gli archivi, non hanno avuto eco nei grandi film del neorealismo, non sono diventate romanzi di successo, e nel tempo ancora poche e trascurate sono le voci che ricordano questo antico dramma. 
Una storia , quella dei bambini italiani di duecento anni fa, che si rispecchia ora negli stessi bambini, molto lontani, le cui piccole mani sono la fonte preziosa della ricchezza di pochi.


Venivano chiamati ' i chiavarini' perché nonostante il fenomeno riguardasse l'Italia intera, esso era accentuato nelle regioni della Lucania e della Ciociaria, ma soprattutto questi bambini provenivano dalla riviera ligure di levante, dalla Val d'Aveto e dalla Val di Taro.  Agli inizi del 1800, quando Napoleone annesse la Liguria alla Francia, molti contadini, per sfuggire alla coscrizione emigrarono verso le città europee, giungendo fino ad oltre Manica .
Per sopravvivere si dedicavano alla mendicità, servendosi dei più piccoli, per impietosire i passanti. 
Col tempo i bambini diventarono suonatori di organetto o ammaestratori di scimmiette o altri piccoli animali, con i quali si esibivano nelle strade. Gli 'organ grinders', così venivano chiamati, sorsero all'attenzione pubblica per il disagio che creavano ai negozianti ed ai passanti col loro vocio, con le loro musiche. 
Al problema dell'accattonaggio rimediò verso la metà del 1800 una legge del parlamento inglese che però di fatto esonerava i piccoli suonatori d'organo. E così, nel 1861 risultano a Londra circa 600 suonatori ambulanti, un terzo della popolazione italiana residente nella città. 

Naturalmente i nostri bambini li troviamo anche oltre oceano, negli Stati Uniti, nelle medesime condizioni: nel 1851, un quotidiano del Massachussets denuncia la loro presenza in città, descrivendone l'aspetto e la vita precaria: ammassati un centinaio nello stesso stabile, mal vestiti e mal nutriti 'eppure dispongono di denaro. Nello stabile - ci dice il giornalista - vive anche un uomo che dispone di ben 10.000 $, guadagnati grazie al risparmio ed all'operosità'. Facile immaginare come invece quell'adulto avesse 'guadagnato' quei soldi, ma il giornalista era interessato soltanto a risaltare il disagio che il suono degli organetti arrecava ai residenti nelle ore notturne...
Nello stesso periodo un altro quotidiano statunitense aggiungeva che le bambine venivano date in spose all'età di 13, 14 anni: "questa comunità, composta per lo più da Italiani, è a favore del matrimonio precoce e sembra adempiere al comandamento secondo cui 'il mondo deve popolarsi".



I quattro bambini della foto sono forse gli unici dei quali ci è pervenuta un'identità: questi bambini scrissero una lettera all'ambasciatore italiano a New York, nella quale denunciavano la loro condizione di schiavitù al servizio di un individuo del quale fornivano nome e cognome. I ragazzini furono probabilmente aiutati da una delle tante associazioni di carità presenti sul territorio, anche perché difficilmente si trattava di bambini che sapevano leggere e scrivere. Il loro appello fu accolto ed essi vennero recuperati e rimpatriati. Al loro tiranno venne inflitta una pena minima di 12 mesi di reclusione, e dall'ingente somma di denaro che possedeva vennero tratti 50 $ per ciascun bambino. 
La vicenda appare sul periodico italiano 'L'illustrazione' nel 1879, sei anni dopo che era stata emanata la legge Guerzoni che poneva fine alla tratta dei fanciulli.

Giuseppe Guerzoni, fervente garibaldino, era stato eletto come deputato nel primo parlamento dell'Italia unita e da subito aveva dedicato grande impegno al dramma della 'tratta dei fanciulli': nel 1868 apparve il suo libro 'La tratta dei fanciulli, pagine del problema sociale in Italia', nel quale, partendo dalla narrazione della vicenda di due fratellini venduti dai genitori alla tratta dei bambini, Guarzoni fornisce un quadro completo del dramma sociale che in quegli anni toccava gli strati sociali più svantaggiati dell'intero paese. Erano molte le famiglie che non erano in grado di provvedere al mantenimento dei figli, e che si vedevano perciò costrette a cederli ai 'mercanti di bambini', che raccoglievano le loro vittime pagando misere somme ai genitori, col beneplacito delle autorità che sapevano, ma fingevano di non sapere, e con la 'benedizione del curato'. 
Le pagine del Guerzoni sono struggenti e sicuramente riuscirono a coinvolgere col loro crudo realismo la platea dei nuovi ministri. 
La legge che fu emanata nel 1873 restava però un provvedimento parziale: nella Gazzetta di Udine del 24 Maggio 1873 si annunciava la nuova legge che proibiva l'impiego dei fanciulli in professioni girovaghe, affidandone l'applicazione agli stessi sindaci ed ai parroci rurali che fino ad allora erano stati conniventi. 
Il traffico, perciò, proseguì: nel 1899 il periodico 'La Tribuna' pubblicò un articolo in cui si riportava una lettera di una trafficante di bambini, la quale richiedeva due fanciulli non troppo cresciuti, altrimenti 'rognano troppo per il cibo' - "Sarebbe bene un maschio e una femmina - scrive la trafficante - perché, mi capisci, le bambine ben addomesticate aiutano il commercio e vendono più pianeti. " E ancora: " I ragazzi devono essere di mia proprietà e li faccio passare per figli miei e di mio marito".

Trovate difficile pensare a tanta cattiveria? Trovate difficile sopportare di immaginare i nostri, i vostri bambini sottoposti a tali crudeltà, al sacrificio delle loro vite?
Sopportate, proseguiamo.




Contemporaneamente al traffico dei fanciulli girovaghi e 'organ grinders' si svolgeva la tratta dei fanciulli diretti alle vetrerie francesi. In un numero de 'L'illustrazione popolare' del 1899 appariva un articolo dedicato all'inchiesta svolta l'anno precedente dal marchese Paolucci de Calboli sui fanciulli venduti, acquistati da trafficanti, schiavizzati da tiranni che li costringevano a vivere e lavorare in condizioni disumane. 'I ragazzi affamati erano mandati nei giorni di mercato a raccogliere tutta la roba che si gittava nella fogna del mercato...E quando si riposavano un poco, iloro tiranni li maltrattavano ferocemente, insieme agli operai francesi, che li insultavano sputando loro in faccia e torturandoli con canne roventi'.
L'inchiesta avviata da De Calboli proseguì, e nel 1902 su La Nuova Antologia troviamo un rapporto in cui si riportano i molti casi simili a quello sopra citato, sparsi su tutto il territorio francese e non solo.



Da Lucca partiva una speciale manodopera, quella dei figurinaj, cioè i piccoli artigiani che producevano con maestria piccole statuine di gesso con le quali si procuravano da vivere. 
Nel 1879, l'Appletons Journal pubblicava un articolo sull'emigrazione toscana in cui citava questi piccoli artisti, questi Gianni o Pietro che mancavano alle loro famiglie, perché avevano abbandonato un futuro dedicato all'agricoltura per cercare fortuna in Europa.



Nel 1910 il problema della 'tratta dei fanciulli' non era ancora risolto. Esistevano ancora inchieste in corso, sui quotidiani si richiamava la questione in brevi articoli e molti anni ci vollero perché il lavoro minorile venisse prima regolamentato e poi proibito.

In tutto questo tempo, dal 1883, Collodi ci aveva raccontato, in quella forma così ricca ma così semplice per tutti, ciò che succedeva: il terribile Mangiafuoco non era semplicemente immaginario. Questa figura così spaventosa con la sua voce forte e rauca, con il suo teatro mirabolante non era altro che un tiranno trafficante di bambini, contro il quale dovevano guardarsi gli adulti, i genitori che da sempre proteggono i loro piccoli, fino anche a quando così piccoli non sono più.

Collodi per più di un secolo ci ha indicato un pericolo, forse più attuale allora, chissà...Ma ci ha detto anche un'altra cosa, più importante ancora: sapere, conoscere, leggere, imparare a leggere sono le prime e più importanti cose. La prima cosa che fa Geppetto dopo aver 'fabbricato' il suo burattino vivente, è sacrificare se stesso per procurargli un abecedario, perché Geppetto, pur analfabeta, sa quanto sia importante sapere.

Ecco, adesso tutti sappiamo leggere, ma non sempre abbiamo voglia di sapere. Eppure i Mangiafuoco sono sempre là fuori, bramosi delle nostre più preziose creature, e consci che spesso non sapremo proteggerle, perché non sapremo vederli.

Ecco, questi bambini del passato, che ho voluto richiamare perché possano gridare insieme a noi 'Giù le mani dai bambini', ricordiamoli ogni volta che dobbiamo fare una scelta, e pensiamoli per mano ai nostri figli.


Valeria Benettini




Per chi volesse leggere di più, vi lascio i link alle mie fonti:







 

Le foto provengono dal web. La foto di Gigi proietti Mangiafuoco proviene dal sito


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