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Inintitolabile

Ovvero: innominabile


C'era un Innominabile anche nei Promessi Sposi: che personaggio nostalgico, quell'Innominabile li: talmente semplice, quasi ingenuo, da essere un cattivo riconoscibile che giocava perfettamente il suo ruolo da cattivo riconoscibile: lo riconoscevi, perché era innominabile.

I tempi sono cambiati . Non da duecento anni, ma, forse, da soli venti anni.
E' molto poco consolatorio, lo so. 

Perché 'inintitolabile'?
Perché nel titolo dovre utilizzare un nome che è impronunciabile, proprio come l'Innominabile Manzoniano. Anzi, molto peggio, direi.

Questo nome, che vent'anni fa non mi capitava mai di sentir evocare, adesso salta fuori con mirabile noncuranza in tutti i contesti. Vorrei pensare che si tratti di una moda, di una 'trascuratezza del linguaggio', di 'ignoranza popolare, invece, purtroppo so che non è così: è un nome che evoca una sostanza, una sostanza che, come tale, è concreta e ammorba la nostra società. 

Parlarne è difficile, gravoso, odioso. Leggerne forse anche di più, ma tant'è, mi applicherò anche per sdrammatizzare, all'occorrenza.

Il punto è questo: ho dovuto constatare che spesso, oggigiorno, si attribuisce la qualifica di 'satanista' con estrema leggerezza a chicchessia. Le caratteristiche di chi viene accusato sono: vestirsi di nero, mettersi lo smalto nero, ascoltare musica heavy metal, death metal e quelle robe li. E, attenzione, a questa categoria di musicisti sono stati assegnati anche gruppi come i 'Cure' o i 'Bauhaus', roba dei nostri tempi, degli anni 1980. 
Ecco, appunto: ai miei tempi, negli anni 1980, quando questi gruppi svettavano nelle classifiche, nessuno si sarebbe mai sognato di definirli 'satanisti'. Né, tantomeno, nessuno si sarebbe mai sognato di definire 'satanisti' i famosi 'punk', quei ragazzi strambi che viaggiavano con mille piercing, coi capelli a stiletto e con i pantaloni di plastica nera: vent'anni fa (solo vent'anni fa) nessuno avrebbe mai definito 'satanista' nessuno.
Ecco la parte personale, per la quale chiedo anticipatamente venia: quando mio figlio aveva tredici anni, cioè tredici anni fa, il vocabolo innominabile non è mai comparso. Adesso, nella cerchia di mia figlia, che ha tredici anni, questo aggettivo è stato attribuito a diversi ragazzini. 
Cosa è successo, nel frattempo?
Questi ragazzini hanno perso l'anima?

No. 
Noi adulti abbiamo perso l'anima?
No, non credo.
Però la Parola, si. Quella l'abbiamo persa: abbiamo perso il senso del senso delle parole.

A questo proposito ci sarebbe molto da dire ('ti amo', per esempio, non si dice all'amico/a, al papà, alla mamma, alla nonna, al nonno, allo zio, alla zia, al cugino, alla cugina, ecc. 'Ti amo si dice alla persona di cui si è innamorati, altrimenti la locuzione perde il suo significato, e bisogna trovarne un'altra per significare la stessa cosa, oppure, in alternativa, assimilare al sentimento per la madre, l'amico, la nonna, la zia, a quello che si prova per la persona di cui ci si innamora. E qui, pensateci bene, dunque, si rischia di confondersi un po': la parola ha senso, esprime: esprime qualcosa che c'è. Se si perde la parola, si perde anche ciò che essa esprime, il suo oggetto svanisce...Meditate...Ci tornerò su). 
Questo rischio, cioè quello della perdita di senso della parola, esiste, dunque, quando le parole si adoperano con un senso diverso da quello che hanno, e quando si adoperano in maniera impropria. 

Cosa significa 'satanista'?
Il satanista è colui che adora il maligno (non voglio scrivere il nome, né, tantomeno, scrivere il nome sostitutivo in maiuscolo). Ora, se si riesce ad attribuire una tale qualifica ad un ragazzino che ascolta heavy metal, significa che:
-non si conosce il significato del termine, oppure, che 
-non si crede che certi 'praticanti' esistano davvero. 
In caso contrario ci si guarderebbe bene dal pronunciare tali epiteti, o affermazioni, o accuse.

Oserei pensare che, dunque, proprio quella tale maligna creatura sia riuscita nel suo intento, perché è anche vero che proprio le Scritture ci mettono in guardia dal suo più grande inganno, cioè quello di farci credere che esso non esiste. (Aggiungo che, in verità, il suo travestimento è assai efficace, perché la sua parvenza si cela spesso dietro quella dell'uomo di massimo rispetto.) Mi dispiace dirlo, ma ci siete cascati con tutti e due i piedi.

Quanto alla seconda ipotesi, so bene che è inaccettabile, ma certi praticanti esistono, eccome. Non voglio menzionare gli insegnamenti delle Sacre Scritture. E' sufficiente riportare le testimonianze di chi ha visto coi propri occhi. (se volete informarvi andate a guardarvi le interviste ad Anneke Lucas, che è una dei pochi sopravvissuti al traffico di bambini; oppure semplicemente, approfondite la vicenda di P. Diddy, basta googlare)

Nel frattempo, oserei rimarcare quello che noto guardandomi intorno: certi testi di canzoni e canzonette che menzionano stupri e violenze passano assolutamente inosservati, così come passa inosservato il fatto che ai bambini sia garantito l'accesso alla pornografia, a qualsiasi età e attraverso qualsiasi mezzo. 
Eppure, stupro e violenza non hanno nulla di angelico. E la pornografia, oltre a rappresentare un elemento scioccante per un bambino che ancora non sa cosa significhi il sesso, è un derivato della violenza (ci avevate fatto caso?)
Non vi sembra di individuare una presenza incognita, travestita da leggera nonchalance, che ci guarda e si fa beffe della nostra approssimatezza allungando le sue grinfie proprio sulle nostre creature più preziose?
Non vi ricorda nulla, quell'avvertimento che ci parlava del più grande inganno della bestia?

La realtà delle cose è che, in effetti, queste diaboliche grinfie adesso sono spalancate sempre più vicine a noi. Resta una consolazione: quando esso si mostra per spaventarci, è quando è più debole. L'importante è rassegnarsi, e vederlo, accettare di riconoscerlo.

Se, magari, smettiamo di fissare chi si veste di nero o chi ascolta quell'insieme di suoni cacofonici (de gustibus...sigh...), forse, riusciamo a vederlo davvero dove realmente è.

(Dalla mia profonda ignoranza, suggerisco di parlarne, di queste cose, pur spiacevoli, ai ragazzi. Perché sappiano realmente riconoscerle, perché si rendano conto della potenza e della malignità di queste forze all'opera, perché si preservino)

(se volete rilassarvi, ascoltatevi 'Lullaby' dei 'The Cure': sarà anche particolare, sarà anche bruttarello, ma il povero Robert Smith ha scritto una bella canzone)

Valeria Benettini


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