Livellamento ( livellamente)
Ovvero: il fast-food culturale.
Una delle mie attività preferite, nel tempo libero, era 'andar per librerie'.
Era.
Ho dovuto fare un'operazione grammaticale: ho sostituito un indicativo presente, è, con un imperfetto passato.
(è , inchiodato li, come una pietra miliare, come un riferimento, se ne va e lascia il posto ad un era, con la sua vaghezza che richiama qualcosa che è stato, chissà quando, e che chissà se tornerà: sottigliezze importantissime).
Non che i libri non mi interessino più: amo i libri.
Per la passione che ho per quel capolavoro che è Pinocchio, come storia, vorrei citarlo:
- Pinocchio nasce da un pezzo di legno: non sono una filologa e sono anche piuttosto ignorante, però so una cosa che mi affascina moltissimo: nella lingua giapponese la parola 'libro' e la parole 'radice' si scrivono e si pronunciano nello stesso modo: hon. Questo perché il libro, la parola, si scrive sulla carta, che si ricava dalla lavorazione della cellulosa del legno. (non è necessario discutere qui sull'utilizzo della pergamena o delle tavolette di cera per scrivere, o delle tavole bronzee o di pietra degli Antichi. Restiamo su questo punto.)
L'ideogramma rappresenta un grande albero e il trattino orizzontale che vedete in basso sta a significare la radice.
Siamo esseri che provengono dalla terra, come Pinocchio, siamo radicati nella terra.
Subito dopo il risveglio di questa anima imprigionata di burattino, Geppetto, il padre, si preoccupa delle due cose fondamentali: nutrirlo e proteggerlo dal freddo ( i bisogni primari del corpo) e mandarlo a scuola, con un abbecedario, un libro (il bisogno primario della mente, quello di apprendere per crescere). (Geppetto si priva della giacca, per comprare l'abbecedario, questo la dice lunga su quanto sia altrettanto importante imparare quanto nutrirsi, si tratta, in fondo, di due tipi di nutrimento).
Perché questa premessa? Ci arriviamo, abbiate fede.
Torniamo a Pinocchio: il burattino si lascia incantare dal teatro di Mangiafuoco e per accedervi cede l'abbecedario.
Ecco: il teatro di Mangiafuoco. Un mondo artificiale fatto di messe in scena nelle quali chi recita sono burattini i cui fili stanno nelle mani del 'burattinaio'. Tutto è finto, le scene sono già scritte, le battute provengono da un copione e i burattini non devono che ripeterle, restare fedeli alle loro parti. Pinocchio li incontra, tutti questi burattini: sono legati mani e piedi, ma conservano ancora un pò di spirito, di anima e sanno che la loro fine sarà quella di essere bruciati per riscaldare il loro aguzzino (mi meraviglio ogni volta di tutti questi elementi di riflessione che si possono trovare in questa storia così sottovalutata: Mangiafuoco si nutre dei suoi schiavi, sono loro che lo mantengono in vita, che nutrono il suo corpo e che lo proteggono dal freddo. Vi viene in mente niente? E ancora, Mangiafuoco conserva un pò di umanità, perché, in fondo, si commuove, a volte. - un cattivo come non ce ne sono più, Collodi è stato ottimista).
Pinocchio, sebbene attratto da quel teatro non è legato a nessun burattinaio e ben presto vuole fuggire. Recita ma è maldestro al punto di contrariare Mangiafuoco, che non vuole con sé burattini che non si adeguino ai fili che li muovono.
Il più grande pericolo che mai incontrerà è scampato: diventare un burattino.
Adesso può inoltrarsi nelle altre avventure/fasi della sua storia.
Ecco il punto: perché il livellamento (livellamente), e perché le librerie?
Pinocchio va a scuola con un abbecedario: l'ABC della conoscenza, le basi, la grammatica del sapere.
Si inizia con l'ABC e poi si procede, approfondendo sempre di più fino a prediligere certi argomenti piuttosto che altri, che sono quelli che ci conducono verso la libreria, a cercare sempre nuovi spunti, nuovi punti di vista, nuovi approfondimenti.
Il fatto che Pinocchio riceva un abbecedario è semplicemente la marcatura del punto di inizio, quindi, per associazione implicita, se c'è un inizio c'è anche un proseguimento: Pinocchio crescerà, noi lo sappiamo da subito. E non soltanto nel senso fisico, crescerà anche in senso animico.
Ed ecco noi: il livellamento, l'appiattimento.
Non esistono più gli abbecedari per i bambini che iniziano ad apprendere e a crescere, e neppure esistono, a livello 'popolare' i saggi di approfondimento: tutto livellato.
Se fate un salto in libreria lo vedete anche voi: fino a una decina di anni fa mi capitava di trovare in libreria una sezione dedicata alla saggistica che comprendeva i saggi di Hillman, Jung, Sachs, saggi di approfondimento storico, scientifico, matematico o letterario, tutto quello che mi aspettavo di trovare.
Da qualche anno, al postodi questi 'mattoni', come qualcuno li definirebbe, trovo libri con la copertina accattivante, edizioni in hardback che valorizzano contenuti spesso poverissimi, titoli illustrativi. Insomma, trovo manuali. Non manuali specialistici, che avrebbero la loro legittimazione, ma manuali semplificati: perfino i classici latini hanno il loro 'manuale', al servizio del 'tutto-subito e facile'.
Semplificazione è la parola d'ordine. Perché tutto diventi accessibile a tutti.
Questa semplificazione si vede anche nelle traduzioni dalla lingua originale: si compie un'operazione di 'sfrangiamento' , di 'cardatura' sulla forma, che impoverisce, però, sia la forma che il contenuto. Un pò come voler trasformare le opere di Shakespeare in copioni di cinepanettoni. Certo, molti saranno contenti perché potranno godere degli alleggerimenti, ma quanto sarà andato perso? (ho trovato, recentemente, una versione delle favole di Esopo che farebbe rabbrividire un ghiacciaio).
Ora, il punto è questo: il livellamento è bidirezionale.
Mentre si semplifica il complesso perché diventi universalmente accessibile, contemporaneamente si forgiano menti 'universali' che ben si adeguano al semplificato, senza più alcuno stimolo per crescere.
Ecco l'abbecedario di Pinocchio che scompare: non c'è inizio di una crescita, non c'è progressione. C'è stasi, livellamento.
Siamo indotti a credere che questo sapere 'manualistico' ( parlo dei manuali semplificati che si trovano copiosi in libreria, su tutti gli argomenti) sia sufficiente: è sufficiente restare superficiali, galleggiare sulla superficie. Le copertine colorate, le collane fantasiose lanciano richiami come canti di sirene, tutte allineate nel reparto 'saggistica' (!). Altro che le austere copertine della Biblioteca Universale Einaudi (che mi fanno illuminare gli occhi, ogni volta che ne vedo una).
In compenso il reparto narrativa occupa ormai quasi tutto lo spazio: da un autore 'di grido' all'altro autore 'di grido'. (non leggo romanzi, perciò non sono aggiornata, se non sui libri dei quali ho subito la martellante pubblicità. Non farò il nome di un'autrice volata alla ribalta negli ultimi mesi).
E i 'classici'? Pasolini è scomparso (ancora scomodo, Pasolini), Calvino resiste, ma arranca, Verga, Pirandello (Pirandello, con la sua attualità, mi dà i brividi), Bontempelli (ahimé, da sempre censurato) Fogazzaro, Deledda... Questi grandi autori sono portatori di contenuti importanti convogliati in forme squisite: leggerli è sempre puro godimento, non foss'altro per il linguaggio, lo stile, la forma, la sintassi, la grammatica, le parole, tutte italiane.
Cosa vi suggerisce varcare la soglia di una libreria così?
A me suggerisce l'immagine dell'entrata dentro un teatro, dove si inscena una realtà preconfezionata ad uso e consumo dello spettatore: 'ecco, è tutto qua. Quello che desideri sapere è tutto qua, dentro un manuale. Non serve andare oltre. Se proprio hai desiderio di concentrarti su un argomento, là c'è un angolino, dove trovi qualcosa. Ma chi te lo fa fare? Divertiti! Tuffati in questi romanzi che sapranno svagarti per un pò di tempo, lascia perdere i 'classici' importanti, che, oltre lo svago, ti fanno pensare. Siediti tranquillo, e guarda lo spettacolo dei burattini!'
Pinocchio, creatura nuova e ingenua ma uomo in potenza, è fuggito e si è ripreso il suo abbecedario.
Noi?
Forse diventeremo burattini coi fili.
Attenzione, però, a Mangiafuoco col suo focolare.
Valeria Benettini

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